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Solidarietà

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AIUTA L'AFRICA E LA CROAZIA

(foto di Loretta Manzato)

Poche parole, perchè la solidarietà si annoia e scappa se al concreto si sostituisce la teoria, per dire che in Africa, nello stato del Kenya, esattamente a Watamu (vicino Malindi), un gruppo di giovani e di anziane maestre accoglie e cura in pochi metri quadrati di casa fatta di pietre, senza pavimento e finestre, un centinaio di bambini, la gran parte senza genitori. Senza papà e mamma perchè morti di Aids, o perchè scappati senza i loro figli dalla miseria. Sono stato in questo luogo nell'ottobre del 2006 e senza retorica, o eccessiva descrizione delle emozioni provate, dico che si stringe il cuore, e anche l'anima, quando leggi la gioia negli occhi di piccini e grandi che vivono insieme il tentativo di sopravvivere. I bambini, alcuni già infettati dall'Aids,  ti abbracciano e ti cantano "Hakuna matata" (tradotto: "qui non c'è nessun problema"); le maestre e i giovani volontari, invece, quando chiedi loro di che cosa hanno bisogno, ti rispondono che basta 1 dollaro, perchè così possono comprare 10 mattoni. Sì, mattoni e non cibo, perchè loro mangiano poco e si accontentano di una manciata di riso al giorno. Mattoni per continuare a costruire una scuola a fianco all'orfanotrofio. Un cantiere che ho potuto visitare e che "cresce" troppo lentamente... Hanno capito e ti insegnano che alla base della sopravvivenza di tutta l'Africa c'è l'educazione e la crescita culturale di quei bambini; questo per far sì che una volta diventati grandi trovino l'orgoglio per prendersi tutti per mano e ricostruire la loro vita, la loro nazione, il loro continente. L'Africa, ti spiegano, quando parli con chi ci è nato e con coloro che soprattutto ci vivono, non ha bisogno di cibo, ma di un'opportunità che l'Occidente le deve...

L'indirizzo del sito internet e la E-mail qui sotto riportati aprono un contatto diretto con coloro che ho descritto nella mia traccia. La lingua usata è l'inglese, ma sanno leggere l'italiano e quindi in grado di comunicare con noi.

Ora decidi tu se quei 10 mattoni valgono 1 dollaro...

http://www.wahap-pendo.org/

g_cheges@yahoo.com

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La prima cosa che mi ha colpito dei più piccoli di loro, quando li ho visti, sono stati i piccoli lividi sulle gambe e le pantofole ai piedi più grandi di alcuni numeri. Certo nei bambini i lividi sono all'ordine del giorno. Anche mio fratello ed io, giocando, spesso ci sbucciavamo le ginocchia o tornavamo a casa con qualche crosta in più. Ma quelli dei bambini di Karlovac non sembrano lividi normali, assomigliano piuttosto a cicatrici dell'anima, a fotogrammi visti che gli occhi non possono più dimenticare. Come la guerra dei Balcani che ha sfiorato i più grandi di loro, lasciando più che un ricordo nitido, incubi dai colori scuri e famiglie spezzate per sempre. Ma è certo che se fai la loro conoscenza, come è capitato a me qualche mese fa, non potrai più dimenticarli. Hanno bisogno di tante cose, nonostante chi governa il Paese ce la sita mettendo tutta per la ricostruzione, per tornare alla normalità dopo tanti anni trascorsi da una guerra che mostra ancora il suo passaggio, soprattutto nell'architettura "violentata" dalle bombe. Per i bimbi dell'orfanotrofio di Karlovac, che i croati chiamano "Domo", la situazione è diversa. Piccoli le cui vite sono state segnate da violenze familiari, da genitori alcolizzati e tossicodipendenti, da miseria e, come detto, per i più grandi dalla guerra che li ha privati dei genitori. E' così che ho incontrato i volontari della Croce Rossa piemontese, come Alessio Mirani, attivo sostenitore della causa croata che più volte ha portato aiuti umanitari a Karlovac, che mi hanno fatto conoscere, dapprima indirettamente, i ragazzi della Domo. Occhi feriti, ma che guardano al futuro ancora con speranza, che quando ti incontrano per la prima volta, puoi essere certo non ti dimenticheranno mai più. E l'ho capito nel mio viaggio a Karlovac, dove con i volontari della Croce Rossa piemontese abbiamo portato generi di prima necessità, giocattoli e soprattutto Nutella. Quella stessa cioccolata che per i nostri bambini è normale vedere sulle tavole, mentre per i piccoli di Karlovac è un privilegio legato agli italiani. Ma manca ancora molto alla gente croata. Non basta l'impegno quotidiano dei volontari della Croce Rossa locale, che si occupano degli anziani privati di tutto, e dei bambini dell'orfanotrofio. E' per questo che con la consorella italiana, in special modo con la Croce Rossa piemontese, il rapporto si è fatto forte, come fosse fraterno. Ed è per questo che la richiesta è sempre la stessa: aiuti economici e umanitari. Ma oggi la Croce Rossa croata più di tutto ha bisogno di una nuova auto per il trasporto degli anziani, per la distribuzione dei pasti e per tante altre piccole emergenze giornaliere. Però per i numerosi problemi burocratici e doganali, la vettura va acquistata sul posto, con gli aiuti economici che la Croce Rossa Italiana sta raccogliendo nel nostro Paese. "One car for Karlovac's Red cross" è il nome della campagna di solidarietà lanciata e a cui tutti possono partecipare. Per ulteriori informazioni è possibile contattare Alessio Mirani ai numeri 334-6805015 ,  o  347-7926330, oppure scrivendo una e-mail all'indirizzo alessiomirani@gmail.com

Per chi invece volesse contribuire economicamente, può farlo attraverso il conto corrente bancario n° 200004 - CAB 01000 - ABI 01005 (BNL), intestato a Croce Rossa Italiana, indicando come causale “One car for Karlovac's Red Cross".

Tiziana Amodei

 

L'ALTRA FACCIA DELL'ITALIA: DIRITTI NEGATI

Spettabile ATINOM,
mi chiamo Massimo Lorusso, 37enne e disabile dall'età di 17 anni. Risiedo nella Casa famiglia "Ca' Luigi" di Arluno (MILANO) in via San Carlo 13, una struttura che ospita una trentina di persone con problemi motori, che vivono su una sedia a rotelle per intenderci. Oltre a loro, ci sono centinaia di persone che popolano la struttura, tra parenti, amici, medici, educatori, infermieri, OSS, ecc., e gli abitanti di Arluno.
Chiedo, a distanza di oltre un anno dalla stessa richiesta che Vi feci, che l'ATINOM possa fornire questa via di mezzi pubblici che colleghi Arluno con la vicinissima stazione della metro, Molino Dorino. Centinaia di persone sono costrette a raggiungere la struttura con la macchina e chi non ha neppure la patente, è tagliato fuori. Si fa tanta pubblicità per far usare meno l'automobile e favorire il trasporto pubblico per una politica ecologista e poi non esiste una fermata dell'autobus che favorisca i disabili e non. Non riesco a crederci.
Vi chiedo gentilmente di far sì che ci sia libertà equa per tutti. Fiducioso che farete qualcosa in merito, resto in attesa di un Vostro cenno di riscontro.
Grazie mille.
Cordiali saluti.
Massimo Lorusso

TANTE MAFIE, NON UNA SOLA

L’associazione «Contro tutte le Mafie», nell’ambito della sua attività statutaria, intenta a dimostrare che in Italia nulla funziona, ha portato avanti inchieste ed approfondimenti, basandosi solo su un reportage di articoli di stampa pubblicati nel tempo e nello spazio, riconducibili ad autori citati, preparati e coraggiosi, a cui va il nostro riconoscimento di verità. Dati di fatto incontestabili e visionabili, pubblicati sui siti: www.controtuttelemafie.it  www.ingiustizia.info

Da questo studio d’insieme si delinea e si rileva un quadro desolante per tutta l’Italia e tutti gli Italiani, ancorché le istituzioni e i media cerchino di tacitare una verità scottante, dove finanche la magistratura è arrivata a sequestrare il sito dell’associazione, al fine di oscurarne la realtà.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro che non c’è, e non sulla libertà, che tutti declamano, ma nessuno ha il coraggio di costituzionalizzare nei principi. 

L’Italia è sfiduciata nelle Istituzioni, sfilacciata, mal governata; una mucillaggine sociale e una poltiglia di massa rassegnata all’inezia e che inclina verso il peggio, che si uccide e si ferisce nei festeggiamenti di capodanno. Insomma: un caos organizzato.

L’Italia dove i servizi pubblici sono indecenti: emergenza idrica; posta ferma nei depositi; rifiuti ammassati e bruciati per le strade; telefonia in monopolio mal funzionante ed intercettata; ferrovie nel caos, con passeggeri abbandonati o congelati, con treni affollati, sporchi, con legionella, pulci, cimici e zecche.

L’Italia dove non c’è giustizia: con abusi nelle carceri pieni di gente indigente e presunta innocente; con meno carceri per i reati più gravi; con 4 milioni di vittime di errori giudiziari.

L’Italia dove c’è illegalità e malagiustizia; con le 31.353 richieste in 3 anni di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo; dove si spara nei tribunali o dove gli avvocati sono stressati.

L’Italia dove il fallimento di aziende sane è una fabbrica del reddito per gli operatori della giustizia.

L’Italia dove è impedita la difesa e l’accesso al gratuito patrocinio.

L'Italia dove le denunce penali non sono iscritte nel Registro generale.

L’Italia dove tutti sono responsabili per le loro azioni, meno che i magistrati: casta impunita, ai quali il peggio che li può capitare è il trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale.

L’Italia dove è norma insabbiare i procedimenti penali contro gli stessi colleghi magistrati e i poteri forti e, nonostante tutto ciò, vi sia una marea di magistrati inquisiti.

L’Italia dove la magistratura è una casta con privilegi e segreti; definita come una lobby mafiosa, sovversiva ed eversiva, che influisce sul potere esecutivo e legislativo.

L’Italia dove vige l’impunità per i parlamentari, i magistrati, i commissari d’esame dei concorsi truccati; i funzionari pubblici non sono licenziati, pur condannati per gravi delitti.

L’Italia dove gli avvocati e i notai non sono stinchi di santo, abusando del loro status.

L’Italia dove la stessa magistratura, per la pseudo lotta alla mafia: usa l’incompatibilità ambientale per i magistrati scomodi o le lotte di potere per le carriere; o lincia Giovanni Falcone e Agostino Cordoba; o processa Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che arrestò Riina; o non confisca i beni sequestrati alla mafia.

L’Italia dove le indagini sulla massoneria e sulle stragi sono bloccate.

L’Italia dove risulta essere governata da politici drogati, ignoranti, pregiudicati, falsi, voltagabbana, puttanieri e mafiosi, assenteisti e costosi per la comunità.

L’Italia dove ci sono sprechi: aeroporti inutili, compagnie aeree e marittime inutili e dannose; opere pubbliche incompiute; voli di Stato; auto blu; pensioni faraoniche; privilegi faraonici ai parlamentari, ai magistrati, ai consiglieri regionali, ai funzionari pubblici, ai professori universitari, ai giornali.

L’Italia dove si “regalano” le case pubbliche ai politici.

L’Italia dove tutti e sempre sono in conflitto di interessi.

L’Italia dove le elezioni sono truccate.

L’Italia dove amministrare la cosa pubblica significa cadere in tentazione e delinquere.

L’Italia dove ci sono appalti pubblici truccati.

L’Italia dove gli impiegati pubblici sono malati, assenteisti e improduttivi.

L’Italia dove i militari sono condannati per tangenti, o segretano le morti per l’uranio impoverito o il vaccino.

L’Italia dove esponenti della Polizia, l’Arma dei carabinieri, la Guardia di finanza sono accusati di violenza o altri reati.

L’Italia dove si elevano sanzioni amministrative truffa.

L’Italia dove ci sono collaudi falsi dei veicoli.

L’Italia dove ci sono abusi edilizi ed inquinamento atmosferico, inquinamento delle acque, inquinamento ambientale, inquinamento acustico.

L’Italia dove ci sono gli incendi boschivi redditizi.

L'Italia dove gli allievi sono più bravi degli insegnanti.

L’Italia dove per trovare lavoro ti devi asservire e far raccomandare, dove è inconsistente il collocamento pubblico o privato, se non per creare precariato.

L’Italia dove i sindacati sono un’altra casta, con poteri e privilegi.

L’Italia dove c’è sfruttamento dei lavoratori, addirittura sfruttamento a danno dei giudici onorari, dei giudici di pace, degli assistenti parlamentari, dei medici specializzandi, dei praticanti avvocato, dei giornalisti.

L’Italia dove c’è il mobbing nelle istituzioni.

L’Italia dove non c’è tutela della salute dei lavoratori e prevenzione degli infortuni.

L’Italia dove sono truccati gli esami scolastici e delle patenti, oltre che i test di ammissione alle università.

L’Italia dove tutti occupano un posto di responsabilità che non merita, in quanto sono truccati molti concorsi pubblici, compresi quelli forensi, giudiziari, accademici, notarili, giornalistici, sanitari, televisivi, inps, postali, scolastici, sportivi, canterini; negli enti locali molti concorsi sono truccati, o sono concorsi senza concorso, o sono concorsi a sorteggio, o sono concorsi parentali.

L’Italia dove ci sono compagnie assicurative riunite in cartello, rincari RCA ingiustificati e inadempienze risarcitorie, sinistri truffa e avvocati con magistrati collusi tra di loro, che assicurano il risarcimento.

L’Italia dove ci sono truffe bancarie, le mani della giustizia sui banchieri e la piovra delle banche sulla giustizia, le banche come la più grande rete di connivenza con la mafia, l’usura bancaria.

L’Italia dove tutti evadono le tasse o ci sono le cartelle pazze per tributi non dovuti.

L’Italia dove c’è il caro prezzi ingiustificato.

L’Italia dove c’è lo sciopero selvaggio, senza rispetto e tutela dei diritti altrui.

L’Italia dove ci sono i falsi invalidi e le barriere architettoniche.

L’Italia dove gli stranieri clandestini emulano gli italiani.

L’Italia dove i padri separati rivogliono i loro figli.

L’Italia dove di pedofilia si abusa parlando o accusando.

L’Italia dove la politica crea clientelismo nella sanità e, per gli effetti, crea malasanità.

L’Italia dove, addirittura, lo sport e insito di dubbi sulla sua correttezza e lealtà.

Questa è l’Italia che siamo. Possiamo anche nascondercelo, ma non si può negare l’evidenza.

Lettera dell'Associazione

«Contro tutte le Mafie»

AIUTARE CHI STA MORENDO

La donna, una dottoressa, aveva appena vissuto un’esperienza molto dolorosa. Aveva visto morire nella camera di rianimazione dell’ospedale la nonna novantaquattrenne, dopo un intervento chirurgico per cancro a cui “era stata sottoposta contro il suo volere”.

“Al funerale avevo pianto non per il fatto che era morta”, ha scritto la dottoressa, “dal momento che mia nonna aveva vissuto una vita lunga e piena. Avevo pianto per le sofferenze che aveva patito, e per il fatto che i suoi desideri non erano stati rispettati. Avevo pianto per mia madre e i suoi fratelli, per il loro senso di vuoto e di impotenza”.

Ma forse vi chiedete se sia possibile aiutare chi è così gravemente malato. Questa dottoressa prosegue dicendo: “Ho pianto soprattutto per me stessa: per lo schiacciante peso della colpa che provavo non essendo stata capace di risparmiarle sofferenze e umiliazioni, e per il terribile senso di inadeguatezza che provavo come medico, incapace di guarire, incapace di alleviare la sofferenza. Nel corso della mia formazione, infatti, non mi era mai stato insegnato ad accettare la morte. Le malattie erano il nemico, da combattere senza posa, con ogni risorsa possibile. La morte era una sconfitta, un fallimento; le malattie croniche ricordavano di continuo al medico la sua impotenza. L’immagine della mia nonnina che mi fissava con gli occhi spaventati mentre era attaccata a un respiratore in una camera di rianimazione mi perseguita ancor oggi”.

Questa nipote affettuosa fa il punto su un complesso problema etico e medico-legale che viene ora dibattuto nelle aule dei tribunali e negli ospedali di tutto il mondo: nella nostra era tecnologicamente avanzata qual è la cosa migliore per i malati terminali?

Alcuni sono dell’idea che si debba fare tutto il possibile dal punto di vista medico per chi è malato. Questo concetto è espresso dall’Associazione dei Medici e dei Chirurghi Americani: “L’obbligo del medico verso il paziente in stato comatoso o vegetativo o affetto da malformazioni congenite non dipende dalle prospettive di guarigione. Il medico deve sempre agire in vista del benessere del paziente”. Questo significa che si deve fornire qualsiasi terapia o cura medica possibile. Ritenete che questa sia sempre la cosa migliore per chi è gravemente malato?

Molti considerano senz’altro lodevole questo modo d’agire. Tuttavia, negli ultimi decenni l’esperienza acquisita con la tecnologia medica avanzata ha dato luogo a un modo di pensare nuovo e diverso. In un memorabile articolo del 1984 intitolato “La responsabilità del medico verso i pazienti affetti da malattie incurabili”, un’équipe di dieci medici con una lunga esperienza giungeva a questa conclusione: “Si consiglia una riduzione dell’accanimento terapeutico nei confronti del paziente affetto da malattia incurabile quando esso servirebbe solo a prolungare un’agonia difficile e penosa”. Cinque anni dopo gli stessi medici pubblicarono un articolo con lo stesso titolo che fu definito un “approfondimento”. Considerando lo stesso problema, fecero una dichiarazione ancora più esplicita: “Molti medici e bioetici . . . hanno concluso, perciò, che sia corretto dal punto di vista etico sospendere la somministrazione di cibo e [liquidi] ad alcuni pazienti moribondi, affetti da malattie incurabili o in coma irreversibile”.

Non possiamo mettere da parte questi commenti come se fossero semplici teorie o discussioni che non ci riguardano. Molte persone hanno dovuto prendere angosciose decisioni a questo proposito. Se un nostro caro fosse affetto da una malattia incurabile dovrebbe essere tenuto in vita con il respiratore? I malati terminali dovrebbero essere alimentati per via endovenosa o con altri metodi di alimentazione artificiale? Quando la situazione non offre nessuna speranza, un parente o anche un’intera famiglia dovrebbe spendere fino all’ultimo centesimo per pagare le cure, forse anche il trasporto del paziente a un ospedale lontano dove possa ricevere le terapie più progredite?

Comprenderete senz’altro che non è facile rispondere a domande come queste. Anche se desiderate aiutare un amico o un familiare malato, di fronte a queste domande sarà il buon senso a fare la differenza.

 

di Massimo Lorusso

L'URLO SI E' DISPERSO

A 14 anni non si pensa al carcere, ti ci trovi "dentro" improvvisamente e ne sei respirato e concluso. Sì, ti ci trovi dentro ed é davvero troppo tardi. L'età più bella improvvisamente devastata nell'incontro affascinante e frontale con il mito della trasgressione.

 

Io me lo ricordo bene, ero impegnatissimo a fare vedere alle Autorià di essere un duro, e quando mi stavano portando nel "mio" primo carcere dei minorenni ho pensato " ecco sto per iniziare finalmente''.

E' tutto accaduto in una vita precedente? No, é stato ieri.

Quando vago con la mente tra questi fotogrammi impolverati e ingialliti dal tempo, rivedo la mia immagine scomposta e inquieta, mentre i pensieri mi cadono addosso e raccoglierne i cocci è un'ardua impresa.

Gli anni sono trascorsi, uno dopo l'altro, passo dopo passo, uno scarpone chiodato dopo l'altro, fino a giungere a 'quell'urlo" che ha squarciato la notte.

Quell'urlo che ho tenuto compresso in me, sorvegliato a vista dalla mia incredulità, contenuto nei miei tormenti, divenuto un dono prezioso da custodire.

Svegliarmi nel buio, nel mezzo di una tempesta silenziosa, e due occhi bellissimi scrutarmi, scuotermi. Due occhi lucidi e profondi come l'anima che traspare al di là della coscienza, della ragione che indaga e accusa. Con le mani fredde ed il cuore in gola, il respiro che non esce, il dolore nei polmoni salire alla gola e fare fatica a respirare.

Affannosa ricerca di boccate d'aria mute, imprigionate, incatenate in attimi intensi di vuoto e di pieno, di vita sospesa.

Due occhi come lune inchiodate, un volto che non conosco, ma che sento tutt’intorno.

Due occhi che piangono, rimangono aperti e si distendono verso di me.

Nel silenzio di pietra della cella, I'urlo fuoriesce e taglia di netto il sentiero praticato a occhi bendati, sgretola le abitudini consolidate, i sussurri che impongono i piedistalli e le parole a paravento che non stanno scritte da nessuna parte.

L'urlo esce, assorda, mi discosta e cancella la mia cella, le altre celle, i muri e gli steccati.

L'urlo si espande, rimbalza, si piega, prosegue e non smette la sua corsa, neppure quando sono caduto in ginocchio, spossato, svuotato di me stesso.

Quegli occhi sono sempre lì, velati di pianto, addolciti da un sorriso leggero, come a voler ridurre la distanza siderale che mi separa da questo reale intorno.

Occhi grandi, lucenti, lacrime che parlano di una tristezza felice, di una gioia che non conosco e invece vorrei avvicinare, occhi che rimangono a osservare la mia sorpresa, la mia fragilità.

Occhi bellissimi vestiti di speranza, sguardi che consentono di ricostruire e ritrovare l'uomo, sebbene nella fallibilità umana.

Quella notte sono rimasto in ginocchio tanto tempo, in una sorta di terra di nessuno, sbattendo il viso contro una specie di cortina fatta di barriere materiali e psicologiche, costretto fors’anche dalla mia ostinazione a vivere del mio, in una tragedia che non ha fine, con un passato che assomiglia ad una sera senza luce dove non si può leggere, solo ricordare.

L'urlo ora s'é disperso, quegli occhi tanto amati sono svaniti.

I giorni, e gli anni si inseguono testardi, mi adagio sul futuro che per me é già oggi, in un presente contenuto nel passato, poiché ogni volta che si progetta qualcosa si modifica e si rilegge il proprio passato con occhi e sguardi  nuovi.

di Vincenzo Andraous

ART DIRECTOR DEL SITO: Massimo Lorusso

CHI E’ MASSIMO LORUSSO, IL MIO PREZIOSISSIMO ART DIRECTOR? La cosa più importante è che è il mio migliore amico e da lui ogni giorno apprendo una lezione di vita. Un insegnamento. Mi fa sentire vivo e fortunato. Ha 37 anni, è di Milano, disabile da 20 anni per colpa di un tuffo in mare, paralizzato dalla 5a vertebra in giù, è comunque in grado di digitare sulla tastiera, attraverso la quale (via web) comunica con il mondo. Appassionato di scrittura e informatica, curioso e indagatore, ama studiare, mettere cura in quel che fa ed essere sempre meticoloso. Pensa, indaga ed è in attività mentale costante per creare siti web, pps, flash, racconti letterari, poesie, articoli, inchieste giornalistiche su prestigiosi settimanali lombardi, tra i quali Lombardia in Europa e Settegiorni. Ha scritto decine di racconti e centinaia di poesie, ha composto un album musicale, sostenuto per corrispondenza, come volontario, detenuti, epilettici, famiglie con problemi di adattamento e molto altro. Ora sostiene anche me… E’ inarrestabile. Le ruote della sua sedia a rotelle vanno molto più veloci delle mie gambe e di quelle della mia macchina. MASSIMO, GRAZIE FINO A CHE VIVRO’ … DI TUTTO!!!

Notizia del giorno

(ANSA) - PINEROLO (TORINO), 10 MAG - Un elettricista di 37 anni, Giovanni Lucci,ha strangolato la scorsa notte la moglie, Manuela Gallo,di 32 dopo una violenta lite. Secondo una prima ricostruzione dei Carabinieri, il rapporto fra i due, dopo 7 anni di matrimonio, si era deteriorato e l'uomo rimproverava alla donna di avere un amante. L'omicidio e' avvenuto intorno alla mezzanotte nella loro casa di Pinerolo,nel Torinese.Il figlio della coppia di 4 anni dormiva nella stanza a fianco e non si e' accorto della tragedia.

(ANSA) - BEIRUT, 10 MAG - Almeno 9 persone sono rimaste uccise nelle ultime ore in due diversi scontri a fuoco a Beirut tra Hezbollah e sostenitori filogovernativi. Lo ha riferito la tv al-Jazira.Se il bilancio dovesse esser confermato,salirebbe a 20 il numero delle persone uccise dall'inizio degli scontri,2 giorni fa. A Beirut la situazione sembra tornata alla calma: la zona occidentale, teatro ieri notte di una battaglia tra Hezbollah e i sunniti del partito governativo al-Mustaqbal, e' ora presidiata dall'esercito.

Non è solo una canzone

Settegiorni e Striscia