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TRE REGOLE PER NON PRENDERE UN "PUGNO" SULLE GENGIVE

Le malattie delle gengive affliggono un gran numero di persone. Secondo lo Studio Nazionale della Sanità negli Stati Uniti, si dice che il 70% degli uomini e il 63% delle donne fra i 18 e i 24 anni soffrano di disturbi alle gengive. Circa 5 milioni di americani viventi avevano perso tutti i denti per malattie delle gengive quando hanno compiuto 35 anni. Infatti, gli adulti perdono più denti a causa di malattie delle gengive che per la carie. Le malattie delle gengive cominciano con l’infiammazione delle gengive. I dentisti la chiamano gengivite. Le gengive sono quel tessuto rosa che si trova sotto i denti e fra di essi. L’infiammazione si manifesta quando le gengive sanguinano nel pulirsi i denti con lo spazzolino o anche nel mangiare cibo che si deve masticare più energicamente come una mela cruda. Ci può anche essere solo un arrossamento al margine del tessuto gengivale più vicino al dente. In genere non fa male e le gengive cominciano a perdere la loro normale saldezza e rigidità. La malattia può cominciare presto; infatti, secondo uno studio l’85% dei ragazzi fra gli 11 e i 18 anni soffre di gengivite. Gli studiosi dei denti dicono che le cause per cui le gengive sanguinano sono molte. Ma in genere la causa fondamentale è la mancanza di buone abitudini di igiene orale. Spesso si accumula cibo negli interstizi fra i denti. Benché la carenza di vitamina C possa far sanguinare le gengive, la più comune causa è l’inadeguata pulizia dei denti e delle gengive. Se la gengivite o le gengive sanguinolente e infiammate non si curano, la malattia progredisce lentamente fino al successivo stadio. Si tratta della malattia del periodonto o più comunemente chiamata piorrea. Se non si ferma il progresso della piorrea, può esser necessario estrarre i denti. Che cosa si può fare per questi disturbi delle gengive? Se vi pulite bene i denti con uno spazzolino moderatamente soffice potete rimuovere le placche e ridurre la loro formazione a un bassissimo livello. Per la maggioranza delle persone va meglio uno spazzolino moderatamente soffice, giacché gli esperti dei denti riscontrano che gli spazzolini duri possono far ritirare le gengive. Gli spazzolini duri e di media durezza possono causare una grave erosione dei denti specialmente lungo il margine delle gengive. Gli spazzolini duri esercitano l’azione di una sega. Inoltre gli spazzolini duri non cedono abbastanza per pulire bene gli interstizi dentali, dove si formano rapidamente le placche. Giacché le placche dentarie pare siano in stretta relazione con le malattie delle gengive, controllandone la formazione si impediranno gravi malattie delle gengive. Si sono scoperte alcune cose che vi aiuteranno a ridurre la formazione di placche: 1) Limitate il consumo di zucchero; si è scoperto che così si riduce notevolmente la formazione di placche dentarie. 2) Pulitevi regolarmente i denti con lo spazzolino, specialmente subito dopo i pasti. 3) L’uso del filo per pulire i denti è un altro pratico metodo per controllare la formazione delle placche. Quando le placche rimangono sulla superficie dei denti, si induriscono dando luogo a una sostanza più dura chiamata comunemente “tartaro”. Il suo colore varia dal giallo chiaro al marrone scuro. Si forma sui denti lungo il margine delle gengive e ha bordi molto aguzzi, che tagliano le gengive quando si mastica il cibo. Si potrebbe paragonare il tartaro al deposito o alle incrostazioni che si formano in una teiera dopo un periodo di uso. Si forma a strati. Benché il tartaro si mischi con altri residui nella bocca, esso, come le incrostazioni di una teiera, è fatto essenzialmente di calcio. Come per la maggioranza dei problemi, i disturbi delle gengive hanno piccoli inizi, ma possono causare grossi problemi. Ci sono persone che hanno per natura denti e gengive buoni e sani anche con poca o nessuna cura da parte loro. Ma la stragrande maggioranza ha bisogno di praticare una buona igiene orale per evitare e tenere sotto controllo le malattie delle gengive.

Massimo Lo russo

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LA TERRA DEI CACHI

La Costituzione Italiana all’articolo 51 dice: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. Per “requisiti stabiliti dalla” legge si intende l’avere l’età e i diritti legali per essere candidati, non il fatto di essere già stato eletto in passato o essere figlio o raccomandato di qualche politico. Invece ha assunto questo significato, perché chi si candida con un partito già in Parlamento non deve raccogliere le firme per la candidatura (la sottoscrizione popolare che si da alle persone candidate), mentre devono raccogliere molte firme e in maniera gravosa chi si candida con partiti non presenti in Parlamento. Ai candidati di partiti già presenti in Parlamento, e pure a quelli mai eletti che però hanno qualche parlamentare (quasi tutti i partiti che concorrono oggi non si sono mai presentati prima!), non si richiede altro che la nomina del partito (come nei regimi) e una firmetta su qualche modulo. La “Nobiltà di Casta” in Parlamento si è auto-esentata dalla raccolta firme, sia i singoli candidati, che i partiti in Parlamento. Non so se è stato un effetto delle denuncie che feci negli anni 1996-2000 quando venivano sistematicamente falsificate le firme, ma forse vi ricordate meglio il successivo “caso-Mussolini” con tanto di firma del benzinaio morto. Bene, si sono esentati, ma ai candidati di partiti non presenti in Parlamento si richiede una raccolta spropositata di firme, che è sottoposta alla convalida di personale normalmente di altri partiti (!) o di personale comunale, notai e altri a pagamento. Nel corso delle ultime elezioni Europee la raccolta delle firme è stata talmente pesante da decimare la rappresentanza democratica a favore del “regime vigente”. Ma smettiamola di chiamarla Casta. Ora si è ormai costituita non una casta, ma una “Nobiltà parlamentare” che di fatto non corre con le stessi leggi degli altri cittadini e non è sottoposta alla normale battaglia. Si può anche chiamarla “dittatura”, magari “morbida” per essere gentili. Con questo sistema si fuori dalla forma democratica, perché se è vero che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art. 49 Cost.), è vero anche che alcuni partiti non concorrono con lo stesso metodo, ossia sono in una corsia preferenziale e protetto fuori dal sistema democratico. Questa situazione è contraria anche alle leggi internazionali. La Costituzione italiana dice che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità [ecc]” (art. 2), ma purtroppo la dottrina è tutta d’accordo che fra questi “diritti inviolabili dell’uomo” non rientri esplicitamente la “dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” che anche essa ribadisce i concetti sopra. Questo fatto farebbe ridere se non ci fosse di peggio. Infatti esistono pure molte leggi internazionali che ribadiscono, rafforzano e fanno più potenti i “diritti inviolabili dell’uomo” anche esse negate. L’Italia ha firmato l’impegno a rispettare queste leggi internazionali, a volte le ha pure sostenute, e, obbligata dalla Costituzione, le ha ratificate e pubblicate nella Gazzetta ufficiale, come leggi dello Stato che vanno rispettate. Per esempio, una legge ratificata è il “Patto internazionale sui diritti civili e politici”, che in Italia è pubblicata come legge n. 881 del 1977: essa garantisce una serie di diritti che spesso sono più dettagliati della Costituzione. Sulle elezioni, anche l’articolo 25 della Legge n. 881 del 1977 prevede il diritto di concorrere alle elezioni in parità di condizioni, o meglio, senza discriminazioni. Fra le altre sancisce il “diritto dei cittadini a scegliere liberamente i propri rappresentanti nel corso di elezioni veritiere, periodiche, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, che garantiscano la libera espressione della volontà degli elettori”. E’ del tutto evidente che i rappresentanti non sono liberamente scelti quando sono i partiti a decidere i candidati senza possibilità di determinazione del popolo, cosa che avveniva attraverso la raccolta firme. Ma la violazione più grave è al diritto di partecipare senza restrizioni irragionevoli, menzionate all’articolo 2 , cioè in parità di condizioni. Tutti i paesi membri della Unione Europea sono già obbligati (sulla carta) a rispettare queste norme, ed oggi esse sono diventate di rango costituzionale “europeo” con il trattato di Lisbona. E invece scopriamo che in Italia quella dei diritti umani è una finzione. Negli effetti vince le elezioni la banda più potente come a Kabul. In Italia le elezioni sono una gara dove una persona corre a piedi e l’altra in automobile. Per esempio, vi sembra corretto che chi possiede tv e cooperative di giornali possa fare tutta la pubblicità che vuole di sé stesso escludendo gli altri movimenti? O possa non fare la pubblicità di altri movimenti. O possa indurre i propri telegiornali a parlare solo o principalmente delle notizie che lo riguardano senza contraddittorio? Bertinotti ed altri ora si lamentano perché sono parzialmente usciti dalla “Casta” e non ne godono più i favori come prima. Sarebbe ora che si togliessero proprio, tanto più che quando in quel sistema c’erano dentro del tutto e con esso si autoeleggevano, non hanno mai detto o fatto nulla per garantire la reale partecipazione dei lavoratori alla vita politica. E solo per la poltrona che ora parlano. Per anni i partiti falsificavano le firme che raccoglievano e poi facevano una leggina per sanare. MA è valida la leggina dell’eletto con brogli? E’ valida la costituzione del “Golpista”? Ora hanno deciso di lasciare direttamente fuori dalla porta ogni qualunque contendente, facendo correre zoppo e gravato dalla raccolta firme chiunque altro. E il “presidente” cosa fa ? Regge il sacco come sempre. Se qualcuno pensa ancora che questa situazione si possa sanare, mi dica come.

Loris Palmerini

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UN AMORE COSI’ GRANDE

«Caro direttore Francesco Amodei, è qualche giorno che nella mia testa riecheggiano insistenti le note di una vecchia canzone dal titolo molto rilevante: “Un amore così grande”. Chissà perché, il mio pensiero corre velocemente alla famiglia, ai genitori. Infatti, nella maggior parte dei casi, sono le sole persone che riescono a nutrire un sentimento così intenso e profondo.  È stato con il passare degli anni e con il raggiungimento di una maturità interiore che oggi arrivo a questa riflessione. Quando si è figli, in giovane età, si tende a confondere questo sentimento come una sorta di prevaricazione. Un alone di soffocamento; come avere delle catene ai piedi che ci lasciano poco spazio. È un ostacolo che potrebbe farci allontanare dai genitori e in aggiunta, poi, mettiamoci pure quella presunzione che ci fa credere di sapere tutto. Purtroppo, nel nostro cammino di adolescenti, può succedere che qualcuno abbia imboccato vie che non portano a niente, ricercando presunte libertà e fantasie con sostanze stupefacenti ed alcol. I comportamenti cambiano, in modo particolare, nei confronti dei familiari e quelle sensazioni di malessere si acutizzano rendendoli ai nostri occhi nemici inveterati e facendo si che ci allontaniamo sempre di più.  Eppure loro sono sempre lì e quell'amore, così grande, non diminuisce, ma è frainteso. La forbice si allarga e sono quasi sempre loro, coadiuvati da amici e conoscenti,  che cercano il rimedio, l'aiuto. Difficilmente mollano. Hanno un'arma vincente che li rende combattivi, nonostante la sofferenza: l'amore. Oggi i genitori sanno molto bene che la distanza tra figli e famiglia va accorciata, perché riconoscono quanto quell'amore sia puro e sia come un balsamo per lenire certe ferite. Tutto è difficile, ma niente è impossibile. Il tempo e un lungo percorso permetteranno il riavvicinamento. Loro saranno sempre lì, feriti dal dolore e generosi nel distribuire amore, come sempre. Un amore così grande... merita onore.

Pinuccia Cambieri

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PUNTI DI VISTA: LO “STUPRO” SANITARIO

Ci volevano le donne emancipate al Governo e un ministro femmina per usare le minorenni come cavie e fonte di profitti. Stiamo parlando del vaccino “anti papilloma hpv”, che è uno  “stupro sanitario”. Per le 280.000 bambine italiane di 11/12 anni, nate nel 1997, e per le loro mamme chiamate dal Servizio Sanitario ad inoculare il “Gardasil” alle figlie, il 2008 sarà anno di sventura perché le bambine in gran numero verranno sottoposte alla vaccinazione “contro” il Papilloma, virus accusato di essere produttore di cancro al collo dell'utero, a trasmissione sessuale. L'esca è la paura del cancro che da anni le varie lobby sanitarie istituzionali e non, Ministero compreso, coltivano per sviluppare bieche operazioni commerciali come questa e dannose pseudo-sperimentazioni di massa sulla popolazione. Facile colpire le bambine manovrando l'ignoranza delle mamme, che se per intuizione non cedono inizialmente alla propaganda insistente ed omissiva, verranno alla fine per lo più prese all'amo con la frase “Se tua figlia avrà il tumore al collo dell'utero in futuro sarà colpa tua”. Solo le più sveglie resisteranno al vile ricatto affettivo, sotto la pressione di una presunta obbligatorietà morale. Dai dati scientifici il “papilloma virus” è presente nell'80% di uomini e donne e sovente fin dalla nascita, cioè è un normale abitatore delle mucose del pene, della vagina e della cervice, un germe che di per sé è innocuo e comune al pari di altri virus e batteri presenti. La trasmissione è anche al di fuori della via sessuale. Il contatto non comporta la malattia, ma eventualmente l'infezione generalmente transitoria. Il virus può tranquillamente scomparire da solo, anzi è la situazione più frequente e più probabile. In un 10% di casi (e più) il virus convive tutta la vita senza creare mai problemi. Il virus “HPV” non indica malattia, ma il rischio nell'1% dei casi di sviluppare nel tempo lesioni (macchie) trattabili. Perché si sviluppi un tumore sulla eventuale lesione non curata occorre tanto tempo, circa 20/40 anni, ed è un fatto eccezionale che si presenta nell'1% dei casi. Quindi l'infezione non è una malattia ma un fattore di rischio (Dr. M. Sideri ginecoloco-oncologo). “Se le mamme volessero sapere quanto dura l'immunità, e se fra qualche anno si dovrà fare un richiamo o se l'essersi vaccinati non porrà altri problemi più avanti, e se le bambine che si vaccinano oggi saranno davvero protette dal tumore, si dovrebbe ammettere molto candidamente che per nessuna di queste domande c'è risposta” (Dr. G. Remuzzi immunologo). Il virus vivo (papilloma) geneticamente modificato. Chiarito questo non c'è logica nella direttiva Ministeriale. Perché produrre un danno immediato alle bambine di 11/12 anni che non fanno sesso, per evitare una ipotetica malattia fra 20/30/40 anni con un vaccino sperimentale che ha copertura non garantita e di soli 5 anni? Nel Notiziario Ministeriale- Febbraio 2008, la ministra Livia Turco scrive: “L'offerta pubblica gratuita della vaccinazione è rivolta alle bambine tra gli 11 e i 12 anni perché in questa fascia è massimo il profilo beneficio-rischio”. Ma i rischi non li enuncia, li omette con sapiente rimozione. Ha ricordato che “Alla base dell'età... c'è la volontà di facilitare l'offerta anche a bambine che altrimenti non avrebbero accesso per ragioni sociali, agganciandosi alla frequentazione della scuola dell'obbligo...” (24/11/2007). Quindi scelta strumentale e classista. Turco ammette: “E’ un'offerta ...a uso controllato per sorvegliare attivamente gli effetti sulla popolazione esposta al vaccino”. Quindi è rischiosa sperimentazione di massa sulle bambine cavie. Turco propone: “Particolare cautela di somministrazione nell'età fertile”, perché  i dati attualmente disponibili non sono sufficienti...”. Quindi si dovrà considerare il Ministero e la Turco responsabili penalmente di eventuali morti intrauterine o anomalie congenite da vaccino di donne rimaste gravide a sorpresa, dopo essere state vaccinate. Turco precisa: “Saranno le evidenze scientifiche, degli studi di efficacia a dirigere la scelta di estendere la vaccinazione contro il “papilloma virus” ad altre categorie di giovani donne...”. Negli Stati Uniti, che sono stati i primi ad autorizzare il vaccino nel giugno 2006, solo 5 Stati dei 50 lo raccomandano. Dopo le violente polemiche esplose nel Texas, giungono le voci di medici, scienziati ed esperti che testimoniano di non essere stati consultati prima della travolgente ordinanza esecutiva del governatore del Texas Rick Perry e denunciano che il “Gardasil” è pericoloso e non testato, distribuito per puro profitto, responsabile di pericolosi effetti collaterali. Effetti negativi sono stati segnalati in 20 Stati: “le reazioni vanno dalla perdita della coscienza al collasso”,  riporta The Washington Time. “Alcune bambine hanno accusato gravi mal di testa, capogiri, nausea, febbre e perdita temporanea della vista...”. “Segnalati 13 casi di sindrome di Guillan Barrè”. Il National Vaccine Information Center segnala 5 morte, 51 invalide e 1.358 ricoverate d'urgenza. L'Association Press denuncia che il governatore del Texas Rick Perry ha stretti legami con la Merck Pharmaceutical da cui ha ricevuto soldi per la sua campagna di rielezione. “Perry ha legami con donne di Governo, gruppo di pressione intergovernativo nazionale che si batte per una legge obbligatoria e ha ricevuto fondi dalla Merck”. Tutti e 50 gli Stati sono stati bersaglio, tramite pagamenti ai governatori e ai funzionari, degli sforzi dei maggiori lobbisti (NY Times 17/02/2007). Anche in Europa esiste la lobby delle donne che hanno siglato la giornata “anti-HPV”. In Italia nel giugno 2007 è stata costituita la “Commissione Salute delle Donne” a tal fine. Nel novembre 2005 nasce l'Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (O.N.Da), presidente Francesca Merzagora, voluto da ditte farmaceutiche che “credono nella sua mission”, collegato all'IEO istituto oncologico di Veronesi che si è posto come pioniere della Vaccinazione “anti-HPV” iniziando uno studio clinico per vaccinare a 17 e 18 anni. Collabora nella campagna di propaganda partita il 23 febbraio dal Ministero della Sanità, che comprende spot televisivi e radiofonici ingannevoli di “persuasione mediatica”. “Promozione della salute delle donne”, “Salute di genere”=nuovo mercato. Ci volevano le donne al governo perché il sistema dei profitti sanitari proliferasse con: - la vaccinazione anti-HPV gratuita alle minorenni e a pagamento alle ipocondriache (Turco); - la raccolta precoce dei cordoni ombelicali presi ai neonati e alle madri sfinite dopo il parto con la clausola ricattatoria: “cordone a disposizione solo se a metà con lo Stato” (Turco); - gli espianti/trapianti favoriti dalla Legge dell'esproprio e dai tesserini ingannevoli (Bindi); ecc. Le donne al Governo? Una presenza di mera copertura di giochi economici e di potere che ha facilitato la riduzione del genere femminile ad un ammasso tremebondo e ipocondriaco di corpi senza orgoglio, facili prede delle sperimentazioni di massa e utili alle speculazioni economiche sanitarie. I vaccini anti HPV (human papilloma virus) attualmente sul mercato sono due: Gardasil (euro 564 per tre iniezioni) commercializzato negli Stati Uniti dalla Merck Phalmaceutical, coadiuvata in Europa dalla partner francese Sanofi-Pasterur. In concorrenza pronto anche il Cervarix prodotto dalla GlaxoSmithKline britannica. Si profila una guerra tra aziende per conquistare il mercato. L'indicazione alla vaccinazione data dalle autorità è dai 9 anni ai 26, dopo i 26 solo screening. La vaccinazione proteggerebbe dai ceppi 16 e 18 sui 100 virus HPV conosciuti. Si tratta di un'iniezione intramuscolare iniziale e due richiami entro sei mesi. Si prevedono altri richiami dopo 5 anni al termine della presunta protezione. Anche i Paesi europei hanno reso disponibili sul mercato il vaccino “HPV”, ma l'Italia è il primo che lo distribuisce gratuitamente alle 11enni. I finanziamenti in Italia ammontano a 100 milioni di euro, e forse più, che fa capire che questo è un business sanitario per gestire fondi da capogiro. Quindi lottare e non votare.

AED Femminismo

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KIT ANTIDROGA: SOLO PAURA

Caro direttore Francesco Amodei, torna a far parlare di sé il “Kit Antidroga” distribuito lo scorso anno gratuitamente alle famiglie milanesi dall’Assessorato alla Salute del Comune di Milano ed oggi re-distribuito. Anche questa nuova distribuzione non ha riscosso un grande successo, soprattutto se si valutano i numeri. Nella prima zona “calda” milanese, infatti, sono stati ritirati 135 Kit su 350 messi a disposizione. È stata polemica allora e, probabilmente, lo sarà anche adesso, ma in questo modesto risultato ottenuto più che indifferenza troviamo paura. Riscontriamo l’inadeguatezza della famiglia a gestire una situazione di cui si parla tanto, ma dove poi c’è poca o nessuna preparazione. La famiglia, giustamente, fa le proprie raccomandazioni. Si basa su esperienze, vissute o raccontate, del passato. Si basa su ciò che ha sentito dire e per quello che si legge sui giornali, ma un genitore non ha certo né la conoscenza né la competenza degli operatori del settore per prevenire il fenomeno. Droga, alcol e farmaci, infatti, sono sempre ed in continuo aumento. Si dovrebbe dire che adesso è ora di finirla di parlare, che bisogna passare ai fatti e per farlo è ormai necessario passare all’azione. Come azione s’intende investire in una fitta rete capillare di prevenzione non solo rivolta ai giovani, ma anche alle famiglie. Per arrivare a fornire corrette informazioni ai nostri figli ed avere con loro dei dialoghi in cui non ci sentiamo tagliati fuori dobbiamo, a nostra volta, essere coscienti di quello che ci circonda. E’  su questo tipo d’investimento che bisogna articolare i propri sforzi; per non sentire più genitori recriminare con frasi del tipo: “…se l’avessi saputo prima”.

Associazione Narconon Sud Europa

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LIBERTA’: QUELLA PROSTITUTA DA INSEGUIRE E PAGARE

Il sacerdote "antidroga" racconta che, rispetto a qualche anno fa, i genitori non mandano più i loro figli in comunità, nemmeno quando vengono denunciati o segnalati dalle forze dell'ordine: «Accampano questo o quell'altra scusa finendo per voltare la spalle alla realtà. "Non vogliamo che perda la scuola", mi sento dire, oppure "deve andare a lavorare", questi però sono falsi problemi. Fatto sta che a curarsi nelle strutture residenziali non ci va più nessuno, "Io non sono un tossico" ripetono tutti . Si preferisce prendere qualche pastiglia, un po' di metadone, affrontare qualche colloquio e sperare che la dipendenza passi». Ovviamente quasi mai va a finire così, poiché resta il malessere di base. «Non parliamo dei consumatori maggiorenni che sprofondano in un abisso e di essere aiutati non vogliono saperne - spiega don Bosini -. Nella gente è rimasto il concetto di comunità "vecchio tipo", con regole ferree come San Patrignano. Oggi ci sono altri sistemi, altri metodi per favorire le relazioni tra persone in difficoltà e questo in contesti assolutamente quotidiani. Il concetto fondamentale è quello dell'educazione, delle scelte di vita, della responsabilizzazione dei nostri ragazzi. Continuare a chiedersi se una sostanza fa poco o tanto male, è tempo sprecato, non si salta fuori». Non meno importante è la questione dei guai con la giustizia, visto che il confine tra consumatore e spacciatore è sempre più labile: «La cronaca degli ultimi giorni lo conferma - prosegue il responsabile dell'associazione "La ricerca" -. La droga si trova dappertutto, con estrema facilità, sono gli altri ad offrirtela. Abbiamo un grande uso di cocaina e si abbassa l'età di chi la compra. Peccato che la gente se ne accorga solo quando arrestano qualcuno o ogni volta che il Governo si divide tra proibizionisti e "anti" al momento di fare le leggi. Ma sul piano della cura siamo alla frutta. Che senso ha togliere le sanzioni amministrative a chi consuma e non spaccia, quando tutti sanno che i due ruoli si accavallano? La droga costa e per procurarsela servono soldi, oggi come trent'anni fa. A meno che uno non navighi nell'oro, la prima cosa che si fa è cederla agli altri per guadagnare». I mass media non facilitano il compito degli educatori: «Vip e cantanti nei guai per droga - conclude il sacerdote - vanno sui giornali e paradossalmente finiscono per avere gran visibilità. Questi sono i modelli che propiniamo ai nostri ragazzi».

di Michele Borghi

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LA REGINA DELLE BUGIE E’ LA DROGA

I bulli si moltiplicano nelle classi come nelle strade, le droghe sono intese come prodotti di uso comune, le regole un optional. Gli adolescenti si difendono attaccando, la famiglia alla finestra a aspettare, la scuola ricompone la trama trascinando i piedi come un vecchio che ne ha viste troppe per rimanere almeno un po’  indignato. Forse occorre chiedersi se l’autorevole assente in questo protrarsi di contraddizioni e accuse incrociate, sul disagio e la devianza dei più giovani, non sia il fantasma della comunicazione, quella che sottoscrive la soglia di attenzione necessaria affinché la volontà ad ascoltare e discutere si propaghi nel rispetto dei ruoli e delle competenze, e non scompaia furtivamente alle prime stanchezze dovute ai fallimenti. Raccontandoci le nostre storie personali, inizia a crearsi una via maestra dove meglio osservare per scoprire se qualche bullo/a c’è in prima fila, se qualcuno uno spinello l’ha provato, se insegnanti o genitori, chi per un  verso e chi per un altro, sono pronti a incamminarsi verso una carriera sindacale, che però non sfornerà idee e pratiche di riconciliazione, ma ulteriori divisioni e sprechi di sogni adolescenziali. Cosa dire a un bullo arrabbiato, a un ragazzo impreparato, quando sostiene che occorre pestare duro per ottenere le cose, per non essere superati, che la droga è una specie di orgasmo… Forse siete troppo giovani per comprendere bene la sofferenza, quanta lotta e quanta sconfitta tanti ragazzi hanno dovuto attraversare per  rialzarsi. La regina delle bugie è proprio la droga, che ti fa intendere la libertà come una prostituta da inseguire e pagare per avere una prestazione, un piacere dal valore di un’illusione già morta, un piacere come dici tu, scomparso prima ancora di averlo raggiunto. Bullismo che si rigenera, normalità della droga, infantilismo adulto, sono cronaca quotidiana di eventi drammatici, come se ogni tragedia e ingiustizia fosse disadorna della più misera motivazione, anche quando la realtà ci mette a con le spalle al muro. Forse non occorre trasformare il presente in una sorta di rivoluzione per veterani della morale e dell’etica, forse occorre solamente consegnare ai giovani buoni esempi, autorevoli perché credibili, smettendola di banalizzare le proprie mancanze, rifiutando di arrenderci  all’avanzare di una vita troppo spesso travestita da fannullona, forse in questo modo saremo più vicini alla nostra libertà e alla nostra capacità di riscattarci.

Vincenzo Andraous 

DONAZIONE DEGLI ORGANI: UNA MORTE A CUORE BATTENTE?

I medici coinvolti nel caso Tarantino non sono mai stati rinviati a giudizio per 15 anni grazie alle tattiche dilatorie: ritardi, disguidi, ripetute richieste di archiviazione, opposizioni, riaperture, rinvii, amnistie e reiterate omissioni nello svolgimento delle indagini. Ciò aveva indotto il difensore dei familiari a chiedere per ben due volte che il procedimento passasse alla Procura Generale della Repubblica di Brescia: atti resi vani con artifici machiavellici del pubblico ministero. Ultimo atto, l'incidente probatorio (una sorta di dibattimento pre-processuale) più volte negato ai familiari dal Pubblico Ministero e dallo stesso PM chiesto dopo 14 anni. L'incidente probatorio-farsa si è consumato per avere l'alibi di non procedere con la richiesta di rinvio a giudizio dei medici indagati. I quattro consulenti della famiglia non hanno potuto aprire bocca, uno di loro è stato minacciato di essere espulso dall'Aula, se avesse insistito a chiedere la parola. Invece i due periti “superpartes” del giudice (legati alla trapiantistica) hanno recitato due assurdi monologhi. Il caso è stato archiviato, nonostante per il giudice le indagini preliminari “non fossero sempre esaustive” su fatti importantissimi, ma a suo dire le carenze non erano più integrabili. Troppo comodo! Omicidio doloso per i familiari: tale dolo risultava emergente tra l'altro nella diagnosi d'entrata inventata dagli Ospedali Riuniti di Bergamo a sostituzione di quella del Pronto soccorso di Vaprio, nella valutazione di coma irreversibile sotto Atropina (farmaco vietato a livello internazionale nelle dichiarazioni di “morte cerebrale”), nell'assoluta omissione di terapie e monitoraggi, nella dichiarazione di 'morte cerebrale' occultata, nell'espianto sin dall'inizio programmato. Il caso potrebbe essere riaperto ma la giustizia in Italia è fatta per i ricchi: è necessario un finanziatore.

I fatti:

Pietro Tarantino ha un incidente alle 7 circa del giorno 23 marzo 1989. Ricoverato al Pronto soccorso dell'ospedale di Vaprio D'Adda viene trasferito in elicottero all'ospedale di Bergamo ove giunge alla Neurochirurgia alle 9, dove è valutato subito in coma irreversibile sotto Atropina, farmaco che produce midriasi. Ai familiari che giungono alle 11-11.30 il medico dice che il fratello è morto e chiede gli organi: opposizione immediata della famiglia. Dalla cartella clinica si rileverà che a Bergamo non fu né curato né monitorato: tolti perfino gli antiedemigeni iniziati dal Pronto soccorso di Vaprio, cura base ed indiscussa in questi casi; tenuto pesantemente disidratato e in grave ipossia nelle 24 ore rimasto in Neurochirurgia dove subito vengono chiesti esami di laboratorio urgenti "per espianto". Trasferito col timbro "donatore d’organi" alla Rianimazione, il 24 marzo viene eseguita una coronariografia invasiva e dannosa, finalizzata non al paziente ma alla valutazione del cuore da trapiantare. I parenti si opposero andando in Questura ben tre volte. Di nascosto, nel mancato rispetto della legge, il giorno 25 fu dichiarato "morto cerebrale" ed espiantato a cuore battente, nella notte, nonostante l'opposizione. Cuore e reni furono prelevati inspiegabilmente col "nulla osta" della Procura, il pancreas senza neppure il "nulla osta" e si scoprì dall'autopsia che il fegato e l'aorta furono trafugati.

Se la stampa nazionale avesse reso pubblico l'iter legale, l'archiviazione non sarebbe stata possibile, invece omertosa con medici e magistrati ha censurato per anni questa terribile vicenda legale e continua a validare vere e proprie bugie che le istituzioni hanno steso sull'effettiva realtà degli espianti: quasi sempre frutto di espropri illegali. I giornali dell'epoca, mentendo, scrissero che la famiglia aveva donato, per creare “un'informazione persuasiva” e, per chi vuole credere al caso, proprio nella domenica di Pasqua (26) l'Eco di Bergamo titolava: “Trapianto di cuore nella notte, è il centesimo intervento a Bergamo. ”Coincidenza davvero strana! Anche la legge attuale 91/99 non prevede il caso che i medici che eseguono i protocolli possano certificare falsamente la “morte cerebrale” per imperizia o per dolo, né prevede alcuna punizione del reato. Come se i medici fossero una casta immune da errori e pulsioni criminali, oppure una casta che gode dell'impunità.

Nerina Negrello, presidente della Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente

lega.nazionale@antipredazione.org

www.antipredazione.org

26 marzo 2008

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LA MENINGITE DEI POVERI

Sono indignato. Vorrei gridare il mio sdegno verso tutti gli pseudo-giornalisti italiani che scrivono pagine intere sui casi di meningite in Veneto o sui due casi di meningite all'istituto professionale Gaetano Salvemini di Firenze, poche ore fa, e non un rigo sulle migliaia di persone morte in Africa. Come se ci fossero meningiti di serie A e B.

Allora ricordiamolo.

Rinfreschiamoci la memoria.

Secondo l’International Herald Tribune, più di 100mila persone si sono ammalate e più di 10mila sono morte in una delle peggiori epidemie di malattie infettive che la storia recente dell’Africa occidentale ricordi. La meningite batterica ha colpito soprattutto la regione arida e polverosa appena a sud del deserto del Sahara, dove le infezioni respiratorie sono comuni. La malattia provoca un’infiammazione della membrana che riveste il cervello e il midollo spinale. La malattia si diffonde nell’aria: può bastare un colpo di tosse o uno starnuto per trasmetterla. Si può prevenire con il vaccino e si può curare, soprattutto nei primi stadi, con gli antibiotici. L’epidemia di meningite che si verifica nell’Africa subsahariana è una realtà causata da molti fattori. I medicinali, ad esempio, dovrebbero aiutare quelle povere persone, ma la mente malvagia di qualche uomo è stata in grado di contraffare i medicinali. Il traffico di medicinali contraffatti, con un giro di vendite annuali di circa 16 miliardi di dollari, sta conoscendo un vero boom. Secondo il quotidiano parigino Le Monde, “l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) calcola che almeno il 7% dei medicinali venduti ogni anno nel mondo sono contraffatti”. In Brasile la percentuale potrebbe raggiungere il 30%, e in Africa il 60%. I medicinali contraffatti possono andare da blande imitazioni del prodotto autentico a sostanze completamente inutili o persino tossiche. Le Monde cita il caso di un’epidemia di meningite nel Niger, dove migliaia di persone furono vaccinate con quella che risultò essere semplice acqua. E in Nigeria 109 bambini morirono dopo aver ingerito uno sciroppo che conteneva antigelo. “Gli stessi ospedali spesso si rivolgono ai mercati paralleli, dove i prezzi sono più accessibili”, afferma il giornale. In molti paesi le autorità sanitarie stentano a trovare una soluzione al problema a motivo dell’inefficienza o della corruzione dei tutori della legge.

Quando accadono fatti come questi e nello stesso tempo siamo angosciati sui casi di meningite in Veneto in questi giorni, allora non è azzardato dire che esiste la meningite dei poveri.

Massimo Lorusso

26 marzo 2008

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I DANNI DELLA NUOVA ORA SONO INCALCOLABILI SOLO GLI SCEMI NON LO CAPISCONO

Per Rai News l’ora legale fa risparmiare 64 miliardi di lire. Si! Ma non dice che fa perdere 10000 volte di più. Chi sà meglio per il Creato? Dio o il Governo?

L'ora legale": inutile e dannosa…fuorchè per chi l’invento! Si dorme peggio, si rimane spaesati, con la sensazione di essere fuori tempo. ”Ma Dio non ha fatto bene le cose?” Perchè viene mantenuta contro ogni buon senso? Siamo retti da bambocci che giocano a fare i politici e si credono di più di Dio. Come fa il Ministro a sparare cifre sui risparmi? Con che consumi si confronta, visto che l’ora legale c'è dal ‘70? E se i risparmi sono delle industrie perchè rompere le scatole a bambini, anziani, contadini, ammalati, famiglie, piccole imprese? Perchè non modificare orari aziendali secondo le ore di luce?

Ferrovie e le Compagnie aeree devono buttare milioni di orari e brochure 2 volte l’anno e stam- parne ogni volta milioni di nuovi con orario nuovo. Orario d’inverno-orario d’estate. Doppia spesa ; Scempio di alberi e di euro.I prezzi salgono, il livello di vita si abbassa. Voluto? Per molti enti e imprese, è la stessa cosa. Ore di computer per tutto cambiare alla mezzanotte fatidica.

Moltiplicarsi di incidenti stradali, domestici, sul lavoro: per chi svolge lavori pericolosi, per chi guida; malumori, ed altri fastidi .E per i treni in viaggio e aerei in volo in quel momento? Perdite ingenti, miliardi di euro non utilizzati per il benessere delle famiglie.                         

Ospedali:

gli ammalati hanno bisogno di regolarità per l’assunzione dei medicinali. Dopo la mezzanotte fatidica, deve prendere la pasticca a mezzanotte vecchio orario, all’1 o alle 23 nuo vo orario? L’infermiera di turno avrà passato la consegna?

Ci sono più decessi le notti del cambio .

Costretti ad andare a letto alle 9 quando il sole è ancora nel cielo e l'aria troppo calda non concilia il sonno. Auguro agli artefici di questa scemenza di ammalarsi seriamente. Vedremo cosa ne penseranno dopo!  Per medici ed infermieri a domicilio, tutto si scombussola. Dio ci ha fatti con un ritmo biologico che segue quello del cosmos, in armonia con quelli dei pesci, dei gabbiani, degli alberi ,delle stelle. Dio è mica scemo. Per 6 mesi secondo per secondo il Governo ci fa vivere a contronatura. Bugia costante a corpo e cervello. L’organismo si ammala.

Follia pura! L’ora legale è fantastica… per i farmacisti. Per forza, ci guadagnano!

Contadini:

le mucche devono essere munte sempre alla stessa ora. Una variazione di 10 mi- nuti e si perdono miglia di litri di latte con rischio di mastite ed altro. Devono cominciare a spos tare l’ora della mungitura 15 giorni prima, pian piano e poi ricominciare di nuovo al prossimo  cambio. Perdite di miliardi. Animali e Natura non seguono i politici. Dell'ora legale cicli biologici ed astronomici se ne fregano, quelli biologici continuano a seguire quelli astronomici, cioè del Buon Dio. L’ora legale si propone l’eliminazione di milioni di famiglie e lavoratori agricoli.

Bimbi:

i pediatri veri lanciano l’allarme. I cambiamenti si riverberano su corpi e cervelli che devono adeguarsi a ritmi antinaturali ed antibiologici; quando ci riescono ,l'ora cambia di nuovo! I piccoli invece di essere svegliati da mamma alle 7, si ritrovano svegliati alle 6 di mattina.shock non indifferente: stress ,stanchezza,nervosismo. La desincronizzazione del sonno con conseguente sonnolenza, irritabilità, variazioni di umore ,cefalea, giunge a vere sindromi psiconeuro logiche. Se sono abituati a dormire alle 21 ,e' sbagliato mandarceli alle 20. L'ora legale scombussola tutto. I bimbi sono conservatori, la regolarità è capitale. Se si sceglie di farli resistere, tenendoli svegli 1 ora in più, diventano sonnolenti, irritabili.

Mamme che allattano.

Non si cambia l’ora delle poppate senza danni per mamme e piccini.        

Coppie:

l'ora legale destabilisce, disturba tutti i ritmi naturali e familiari, distrugge l’armonia di coppia o familiare già tanto minacciata. Nervosismo per 6 mesi. Cambiare bruscamente orari del riposo e dei pasti ha conseguenze. Il danno dell’ora legale è molto più profondo e duraturo di ciò che si pensa. Non ha nessun ragione di essere. Chi sostiene il contrario è 1 cretino o 1 che si mette in tasca i milioni che voi perdete.''-Uno psicologo di scuola e consulente familiare.

“I danni dell’ora nuova sono incalcolabili. Soltanto gli scemi non lo capiscono.

Chi l’ha promossa sapeva quel che faceva.” – Dott.G. Gerlic, esperto psicologia infantile, Economista      

Economia:

un disastro. Le grande imprese reggono il colpo, ma le piccole? L’ora legale è stata fatta contro di loro. Cali di efficienza, di attenzione, di produttività le settimane successive ai cambi. Euro e Ora nuova hanno distrutto le aziende familiare ed artigianali.

Il Calo delle Borse Valori è sistematico nei giorni del cambio:

questo da solo annulla il presunto risparmio. Indovinate chi ne approfitta? Capirete chi inventò e vuole imporre l’ora atea e perché!

Risparmio energetico?

Riduce l'illuminazione artificiale, maggior numero di ore di luce solare?

Falso.

Il periodo di ora legale inizia 3 mesi prima del giorno più lungo- il 21 giugno (17 ore di luce) -, e termina 4 mesi dopo. Quando l'ora legale fu imposta nel 1916, l’elettricità era cosi poco diffusa che non si poteva parlare di risparmio energetico.                                                          

Qual è il vero e oscuro motivo della Massoneria anticattolica imponendo l‘ora artificiale? Le risorse energetiche erano sfruttate principalmente per le industrie e le grandi industrie già cominciavano l’orario continuo, quindi nessun risparmio. Se siamo in piedi 16 ore al di' anche nei periodi di ora legale (marzo e ottobre), parte del periodo di veglia è ammantato dal buio. Dove il risparmio? Come mai l'ora legale non viene applicata per periodi piu' brevi?

Come mai sia Destra che Sinistra sono d’accordo per non lasciarla discutere in aula?

Chi l’ha fatta?

Il massone Benjamin Franklin nel 1784. Imposta brevemente dai massoni italiani nel 1916 dal 3 giugno al 30 settembre. Poi buon senso e Fede prevalsero e per 24 anni, non se ne parlò più. Tornò dal 1940 fino al 1948. Più nulla per 18 anni. Poi ci riprovano nel 66,-strano:l’anno satanico!-dal 22 maggio al 24 settembre.

Il Giappone, autorità in economia, la rifiuto dal 1952.

Molti paesi ritornarono all’ora del Creatore. LItalia no: perché?. ”Ritornare all’ ora dei nostri antenati ci ha fatto recuperare milioni di dollari. Siamo stati cosi stupidi ad ascolta re chi ci spinse a cambiarla. Dio è saggio”- Un politico africano.                                                

Perchè l’hanno fatta?

Come per l’euro, impoverire i paesi, “fragilizzare” menti e volontà. L'ora legale favorisce grande impresa e Stato totalitarista, di impronta anti-Dio.

Con bugie, lo Stato la fa apparire come irresistibile evento quasi di stagione.

Inganna i giovani, manipolabili.                         

L’ora legale è immorale.

Nega Dio Creatore: ”Dio non ha fatto bene Sole e Tempo. Sappia- mo più di Lui! Dio è 1 imbecille”. Scopo? Strappare Dio dai cuori. Fare piccoli atei. Parola falsa fa comportamento falso. Distrugge l’armonia dell’ecosistema. Dio ha creato con infinita sapienza la terra, le stelle, gli animali ,le piante, l’armonia ammirabile fra di loro, con equilibrio delicatissimo e perfetto. Guai a chi li tocca. Nega i diritti degli animali a seguire i ritmi naturali che Dio ha messo in loro. Distrugge la stabilità della famiglia. Rovina l’agricoltura, pilastro di 1 paese, radice di tutti i beni. I contadini sono temuti da 1 Stato massone. Scappano dalle sue zanne poliziesche. In tempo di guerra, possono vivere di ciò che producono. Meno facilmente si fanno prendere dal delirio di massa e dall’effetto panico comune ai poveri schiavi delle città. Satana e i mondialisti hanno sempre spinto all’esodo rurale per ammassare schiavi manipolabili nelle città pattumiere moderne ,anti-Creazione di satana. Niente più contadini, niente più cibo genuino ne rimedi naturali. La gente schiava di 4 multinazionali dell’alimentare e dell’Ogm, del farmaco, del vaccino. Uccide piccole e medie imprese, piccoli risparmiatori.

L’ora il-legale è 1 suicidio. Apri gli occhi finche sei in tempo. La lotta è contro Dio e la tua anima immortale.

Ora le- gale crimine contro l’umanità? Film: “MOMO alla conquista del tempo” di E.D’Alo (Michele Rajna su google.com)

di Padre Maria

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RIDATEMI LE GAMBE, LO DICE ANCHE EINSTEIN

Cari amici,
immaginate solo per un attimo di non poter mai più uscire di casa, di rimanere prigionieri delle quattro mura che vi circondano. Il vostro solo modo di evadere è internet perchè non avete un auto né mezzi pubblici che vi diano la possibilità di uscire e incontrare nuova gente, di vedere negozi, musei, andare a teatro, al cinema, a un concerto o allo Stadio. Soprattutto poter uscire riprendere gli studi, frequentare le lezioni, aspirare a una vita migliore. Vi garantisco che non è facile rinunciare a tutto questo.
E finché sei tu a voler rinunciare alla libertà di uscire, ok, è una scelta personale. Ma quando, invece, sei costretto a non poter uscire perchè manca l'autobus come unico mezzo di un trasporto pubblico mai esistito in via san Carlo 13, ad Arluno (Milano), allora inizi a gridare allo SCANDALO.
Non è allarmismo o esagerazione. Provate voi a vivere in via san Carlo senza auto e mezzi pubblici, sperduti in mezzo alla campagna. Forse voi uscite tutti i giorni e non riuscite ad afferrarne la gravità. Ma provate, davvero, un paio di settimane. Se non siete abbastanza forti, credetemi, sarete presto colti da depressione o pensieri suicidi. Quest'ultima ipotesi non fa per me.

Amo la vita.
Il disagio non riguarda soltanto me come disabile in carrozzina, ma ben 30, senza contare gli 80 dipendenti della struttura Ca' Luigi in cui vivo, i parenti, gli amici, ma anche la Comunità Irene e L'Abbraccio, le due strutture contigue (una per tossicodipententi e una per bambini), oltre alla pizzeria ristorante "La Poglianasca", a 100 metri da qui. Sono tutti punti di afflusso che portano centinaia e centinaia di persone a calcare la via San Carlo. Chi non è automunito non potrà mai arrivare in questa via né uscire da questa via, a patto che paghi un taxi. E il taxi arriva solo da Rho, a 25 minuti da qui. Se vi va bene, tra andata e ritorno da Arluno a Rho, spenderete 60 euro di taxi.
La struttura dove risiedo possiede due pulmini per carrozzine elettroniche ma non è tenuta a fare da taxi a tutti gli ospiti, i parenti, gli amici e i dipendenti della stessa con i propri mezzi attrezzati, sopratutto se teniamo conto che il servizio offerto è ad appannaggio di visite mediche, o uscite di gruppo, e che il servizio termina alle 16.
E' indispensabile e quanto mai urgente fornire a questa sperduta provincia milanese un servizio di trasporto permanente, con una fermata fissa che indichi il modo civile di amministrare la questione da parte della giunta comunale e dell'ATINOM, azienda di trasporto che si rifiuta di risolvere il problema. E questo già dal 27 novembre 2006. Adesso l'ATINOM elimina in automatico le mie E-mail. Non si dovrebbe lasciare nulla di intentato o al caso. L'articolo 3 della Costituzione Italiana tutela il diritto alla libertà personale oltre che collettiva, e invita ad abbattere le barriere economiche.
Filippo Penati (presidente alla provincia di Milano) è in errore quando si esprime in merito alla questione economica del servizio e al bacino di utenza esiguo di cui non esiste riscontro, ed è un' offesa a tutti i cittadini italiani. Per non parlare della scusante dei 10 minuti che andrebbero ad aggravare il servizio reso ai comuni limitrofi e alla stessa Arluno. Sarebbe sufficiente far circolare due autobus in più e il ritardo sulla linea verrebbe ammortizzato, oltre a creare nuovi posti di lavoro, tema da voi trattato oggi in trasmissione, per chi fosse disposto a guidare il bus nella via desolata in questione. E, non meno importante, anzi, con l'avvento del bus si toglierebbero dalla strada almeno 30 auto, con un risparmio novetole per gli automobilisti e vitalità per il parco del WWF a 400 metri che,  purtroppo, è raggiungibile con l'auto. Assurdo.
Grazie per avermi letto fin qui.

Massimo Lo russo

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SFATIAMO UN PREGIUDIZIO: i pipistrelli

"I pipistrelli? Li odio! Sono pieni di parassiti, non vedono, ti si impigliano nei capelli, diffondono la rabbia, succhiano il sangue. Puah! Mi fanno accapponare la pelle!"

La pensate così anche voi?

In effetti i pipistrelli sono piccole creature molto calunniate. Sono vittime di cattiva pubblicità. Sono molto pignoli nella pulizia personale. La maggioranza ha una buona vista; non ne esistono di ciechi. Non vogliono affatto restare impigliati nei vostri capelli. Di rado hanno la rabbia, e quando ce l’hanno, non sono portati a mordere, a differenza dei cani rabbiosi. “Muoiono ogni anno più persone per punture d’ape o per attacchi di cani da compagnia”, dice un ricercatore. E delle quasi mille specie di pipistrelli solo tre bevono sangue.

Merlin D. Tuttle, fondatore del Bat Conservation International di Austin, nel Texas (USA), è un’autorità di fama mondiale nel campo dei pipistrelli. Egli ci dice: “Rappresentano quasi un quarto di tutte le specie di mammiferi e ne esiste una sorprendente varietà: vanno dal mammifero più piccolo del mondo — il pipistrello calabrone della Thailandia del peso di appena qualche grammo — alle gigantesche volpi volanti di Giava con un’apertura alare che può raggiungere il metro e ottanta. . . . Il 70 per cento circa dei pipistrelli si nutre di insetti. Molti mangiano frutta o nettare, e alcuni sono carnivori”. Egli li trova gradevoli, miti, intelligenti, ammaestrabili, poco compresi e semplicemente meravigliosi!

Dal momento che il sonar dei pipistrelli è assai più sofisticato di quelli costruiti dall’uomo, molti preferiscono usare il termine “ecolocazione”, perché lo descrive più accuratamente. Mentre va a caccia di insetti, il pipistrello emette impulsi sonori, lunghi ciascuno da  10 a 15 millesimi di secondo. Quando il suono urta un insetto e l’eco riflessa torna al pipistrello, questi ha la preda assicurata. Esso accorcia la lunghezza degli impulsi fino a meno di un millesimo di secondo e accresce la velocità di emissione a 200 impulsi sonori al secondo, aggiornando così di continuo il quadro che riceve man mano che si avvicina alla preda. In una stanza in cui siano stati tesi dei fili sottili, i pipistrelli specializzati in ecolocazione li evitano tutti, riuscendo a schivare fili del diametro di un 1 millimetro!

Un pipistrello insettivoro, dice Tuttle, ‘può catturare fino a 600 zanzare all’ora, mangiare 3.000 insetti in una notte’. In una colonia di pipistrelli dell’Arizona si è scoperto che “venivano divorati ogni notte circa 160.000 chili di insetti, un peso pressoché uguale a quello di 34 elefanti!”

Alcuni pipistrelli si nutrono di nettare, rendendo un utile servizio come impollinatori. Stando sospesi sui fiori alla maniera dei colibrì, raccolgono nettare e polline con la lunga lingua ricoperta di setole spazzoliniformi. Sono animali tropicali e nelle loro migrazioni si spostano fra Messico e Stati Uniti sudoccidentali. Le varietà frugivore spargono i semi su vaste zone. Tuttle dice: “I pipistrelli frugivori e nettarofagi che spargono i semi e impollinano i fiori sono indispensabili per la sopravvivenza delle foreste pluviali e per la produzione di colture consociate per un valore annuo di milioni di dollari”.

Ciò nondimeno, i preziosissimi pipistrelli stanno attraversando momenti difficili. Diminuzione dell’ambiente naturale, pesticidi e stragi indiscriminate stanno riducendo il loro numero da milioni a migliaia e alcuni rischiano l’estinzione. Le cause sono di solito il pregiudizio, l’incomprensione e l’ignoranza. Nell’America Latina il vampiro comune, un’altra varietà di pipistrello, dev’essere tenuto sotto controllo per proteggere il bestiame dell’uomo moderno, ma gli addetti al controllo dei vampiri, spesso male addestrati, uccidono indiscriminatamente tutti i pipistrelli, non sapendo che la stragrande maggioranza delle altre 250 specie di pipistrelli della zona sono molto utili.

Un tempo i pipistrelli erano temuti perché considerati portatori della rabbia e di altre malattie, ma si tratta di esagerazioni: Le probabilità che una persona muoia di una malattia trasmessa da un pipistrello sono piuttosto remote, di gran lunga inferiori alle probabilità d’essere uccisi da un cane, da una puntura d’ape, o di morire avvelenati a un picnic organizzato dalla chiesa.

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ESISTE IL BRUTTO, MA SOPRATTUTTO ESISTONO IL BUONO E IL CATTIVO

«Buongiorno, è libera per una supplenza?»

Sono le ore 8.03, il mio telefono sempre acceso squilla, per fortuna c'è qualcuno che ha bisogno di me ancora una volta, si riaccende la speranza di lavorare qualche giorno con i bambini! Sì perché è con passione che, seppur per poche settimane all'anno, lavoro con i bambini: sono una supplente, come tante, delle scuole elementari, ma ogni volta che vengo interpellata il cuore mi batte come la prima volta.

Dovrei esserci abituata, ma credetemi, avere a che fare con i piccoli è emozionante, perché loro ci insegnano che la vita è altro, nei loro occhi c'è la speranza di qualcosa di bello che deve ancora avvenire, nei loro sorrisi non si cela altro che gioia per quel momento, pura e semplice.

Da quando sono mamma ho iniziato a vedere il mondo dal loro punto di vista e non è stato difficile capire come tutto sia divisibile in due grandi categorie: il buono e il cattivo, in ogni ambito. Per loro non c'è via di mezzo, non c'è ipocrisia, né diplomazia, la schiettezza è la loro arma vincente, non c'è gioco di parole, non c'è doppio senso, una cosa o è bianca o è nera! Quante volte ho sognato di essere come loro, di spogliarmi da questa veste adulta che altro non è che una maschera sbiadita;

Come potrei prendere alla leggera il ruolo di insegnante, quando mi trovo di fronte quelle faccine avide di sapere, di scoprire il mondo dei grandi, come potrei non sentire il peso della responsabilità di rappresentare ai loro occhi il mondo che vorrebbero?

E allora ecco che mi preparo come se dovessi affrontare il più importante dei colloqui di lavoro,  avrò  davanti giudici austeri, curo l'aspetto esteriore quale specchio di quello interiore, ed esco di casa carica di entusiasmo, per svolgere il lavoro socialmente più utile che io conosca.

Francesca

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FORTUNATO… INDRO MONTANELLI

A lui, trentadue anni fa, bastava turarsi il naso per votare. A noi, oggi, non sarebbe sufficiente una maschera antigas. Comunque decidessimo di comportarci nell'urna elettorale, riceveremmo una fregatura. Votando uno dei partiti maggiori, premieremmo quei personaggi che, a turno, negli ultimi quattordici anni hanno governato malissimo o hanno addirittura rinunciato a governare. Scegliendo una lista minore, contribuiremmo a polverizzare la distribuzione dei seggi, rendendo difficile il formarsi di maggioranze stabili. Astenendoci per protesta, rinunceremmo ad uno dei pochi diritti che ci rimangono, e nemmeno uno da poco; con una differenza fondamentale: a "quelli là" non importerebbe nulla. Infatti un'elezione non è un referendum abrogativo. Vale lo stesso, anche se la maggioranza non vota. Che lo vogliamo o no, 630 deputati e 315 senatori occuperanno quei posti e guadagneranno a testa 5.486,58 euro netti di stipendio mensile + 4.003,11 euro di rimborso spese mensile (Camera) oppure 5.613,59 + 4.003,11 (Senato); per non parlare di tutto il resto, che è parecchio.

Che fare, dunque? Pensare ad altro? Emigrare? Scartiamo l'ipotesi della fuga (semmai dovrebbero essere i politici indegni a lasciare il Paese). E nemmeno ignorare il problema lo risolve; semplicemente lascia la soluzione nelle mani di qualcun altro. Che è precisamente ciò che i nostri "magnifici" politicanti vogliono.

Cerchiamo allora di controllare la situazione, per quel poco che ci è consentito. Volendo essere ottimisti a tutti i costi, un modo per limitare i danni ci sarebbe. Per illustrarlo, è utile fare qualche passo indietro.

Nel 1993 i referendum che approvammo a valanga (dopo quello del 1991 sulla preferenza unica) ci diedero una legge elettorale maggioritaria capace di esprimere un governo forte. Ma i nostri degni parlamentari ci tradirono in parte, lasciando il 25% di seggi assegnati proporzionalmente al Senato e istituendo la stessa quota per la Camera. E nel 2006 Berlusconi ci regalò la porcheria della legge elettorale attuale, mai cambiata dalla maggioranza successiva, "rappresentata" da Prodi.

Dal 1994 tre dei quattro governi nati dalle elezioni sono caduti per mano di componenti minoritarie all'interno della maggioranza. Per l'imminente voto del 13 e 14 aprile sono stati depositati al ministero dell'Interno ben 177 (centosettantasette!) simboli elettorali. Ne sono stati ammessi 158 (centocinquattotto!). Le liste ammesse sono 30 per la Camera e 29 per il Senato. Qui stiamo dando i numeri, in tutti i sensi.

Vogliamo nuovamente un governo che per salvarsi deve ricorrere ai senatori a vita, cioè persone che nessuno ha eletto e che non rispondono a nessuno, perché nessuno può mandarli a casa?

Vogliamo ancora che chi ha l'uno per cento dei voti conti come chi ha il 30, o anche solo il 15? Alla faccia della democrazia!

Quindi ciò che potremmo fare, forse, è questo: dimenticarci, per l'ennesima volta, dei troppi personaggi inquietanti e vomitevoli che infestano entrambe le liste maggiori e votare comunque per esse. In questo modo taglieremmo le gambe ai micro-partiti, che non rappresentano nessuno. Di conseguenza, se consegnassimo un vantaggio netto al vincitore, costui non potrebbe più accampare scuse: avendo una forza adeguata, sarebbe costretto a prendersi la responsabilità di governare. Non facendolo, o facendolo male, la colpa sarebbe solo sua. E lo toglieremmo di mezzo. O almeno potremmo provarci.

Roberto Speranza

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TRENITALIA E IL TERZO MONDO

I treni passeggeri partono ogni giorno sia da Nairobi che da Mombasa alle 19 in punto. Se viaggiate in prima o in seconda classe, prima di salire controllate i cartelli affissi sulla vostra carrozza e il vostro scompartimento. Uno steward in piedi lì vicino vi chiede se desiderate cenare alle 19,15 o alle 20,30. Si sente il fischio del treno e suona la musica mentre il convoglio esce dalla stazione. Quando è l’ora di cena qualcuno passa per lo stretto corridoio suonando un piccolo xilofono per farvi sapere che è pronto. La prima parte del viaggio si svolge al buio. Ma prima di mettervi a dormire, forse volete spegnere la luce, guardare dal finestrino e chiedervi: ‘Quelle ombre e quelle sagome al chiaro di luna sono elefanti e leoni? Il viaggio dura poco meno di 14 ore, perciò avete molto da vedere dopo che l’alba illumina il paesaggio africano. Se andate a Mombasa, il sole del mattino si leva rosso sopra una foresta di spine, che lentamente cede il passo ai palmeti e poi ai prati falciati. I contadini coltivano i campi a mano mentre bambini scalzi salutano con entusiasmo i viaggiatori gridando e agitando le mani. Su quale altro treno potete fare un’abbondante colazione mentre fissate dal finestrino branchi di zebre o di antilopi? Trenitalia? No, con le Ferrovie dello Stato siamo ancora al terzo mondo in quanto a trasporti.

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TRENITALIA: NULLA DI TUTTO QUESTO

Immaginate di trovarvi in mezzo a una gola stretta e disabitata, piena di alberi lussureggianti, dominata da enormi e minacciosi spuntoni di roccia, in fondo alla quale scorre impetuoso un fiume. Proprio quando pensate di essere completamente isolati dal mondo, improvvisamente sentite in lontananza un rumore stridente, come di ferraglia. L’ultima cosa che vi aspettereste di vedere in questo luogo solitario, che sembra così inaccessibile e incontaminato, è un moderno mezzo di trasporto. Ma il rumore è inconfondibile: sta arrivando un treno! Mentre il rumore si avvicina, notate fra gli alti alberi un trenino, con due sole carrozze e una motrice diesel in mezzo, che si inerpica lentamente sulla ripida salita. Ecco a voi la ferrovia a cremagliera Diakoptón-Kalávryta! Si trova in Grecia, nel Peloponneso, ed è una delle più interessanti e spettacolari d’Europa. Si è molto più sicuri su questo treno che in casa propria! Ed è un dato di fatto che in tutta la storia quasi centenaria di questa ferrovia c’è stato un unico piccolo incidente, senza conseguenze. Che dire di Trenitalia? Viaggiare è sempre un piacere tra pulci, pidocchi, scorpioni e odori stomachevoli? Qual è la vostra opinione su Trenitalia? Trenitalia: e sei protagonista!!!

RAGAZZO, SE SEI "FUORI" PASSA IL VOLANTE...
MA QUESTO NON BASTA

Caro Direttore,
vorrei concentrare la mia e la vostra attenzione su un tema "protagonista", ritenuto parzialmente pericoloso ed alcune volte quasi irrilevante. La  stessa Organizzazione Mondiale della Sanità l'ha classificata come sostanza tossica (quindi come tale un veleno) includendola nella tabelle delle droghe per le sue azioni sull'organismo.
È l'alcol.
Una particolarità la differenzia dalle "droghe di strada": è legale. Miete vittime in tutte le direzioni,  ma il dato effettivamente allarmante è il continuo susseguirsi di omicidi commessi da chi guida in stato di ebbrezza. Gli spot pubblicitari televisivi, oppure quello slogan visualizzato sulle principali arterie autostradali: Se sei "fuori" passa il volante, non hanno sortito particolare interesse e sembrerebbero inefficaci. Il problema focale è di sensibilizzare ed istruire le persone che la guida è un lavoro. Quando si lavora, generalmente, si presta attenzione a quello che si fa o si deve compiere e nello stesso modo si ci deve atteggiare nei confronti della guida. Quando sei "fuori" hai già perso il controllo di te stesso ed e ben difficile passare il volante. Si potrebbe affrontare questo quesito partendo dalla radice, coinvolgendo le Scuole guida, sostenute da operatori del settore, ad integrare nel programma standard delle lezioni specifiche sugli effetti collaterali, proprio quando si è alla guida, dell'uso dell'alcol e delle droghe, lo stesso per i giovani che si accingono alla preparazione del patentino. È un primo passo molto importante che ha un nome: prevenzione. Nel momento stesso in cui s'impara ad avere rispetto per se stessi si capisce l'importanza della nostra  vita e quella degli altri. È un sasso che lancio in questo enorme stagno con la speranza che non venga lasciato affondare.

Pinuccia Cambieri

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QUALE ANTIDEPRESSIVO ASSUMEVA L'ASSASSINO DI SUA MOGLIE E DI SUA FIGLIA? 

Egregio direttore Francesco Amodei,

ho sentito al  telegiornale  la notizia del  chirurgo Brandimarte di Taranto che dopo aver  ucciso barbaramente la moglie e  le due figlie ( di 11 e 14 anni), si è tolto la vita. Il  giornalista alla fine del servizio, puntualmente, come nei tanti  altri  casi simili,  ha concluso dicendo che il medico soffriva di depressione. La domanda che mi sono posta  è stata: "Qual' è l’antidepressivo che  stava assumendo questa persona ?". Da quando qualche hanno fa  ho letto di 800  famiglie che negli USA hanno fatto causa alla casa  produttrice del Prozac  (un antidepressivo denominato anche  “la pillola della felicità"),  perché aveva indotto i loro parenti a commettere omicidio e/o  suicidio. Da quando ho  visto alcuni servizi televisivi americani, nei quali  mariti, mogli, madri di pazienti e le stesse persone che erano state in cura con il Prozac , Ritalin , Praxil ed altri psicofarmaci, raccontavano  come era cambiata la loro personalità, degli incubi , degli  impulsi  omicidi e/o suicidi, avuti dopo l’assunzione di tali sostanze e di quanto fossero diventate  violente,  mi domando:  "La stessa  cosa si  sta ripetendo da noi,  perché nessuno fa niente ?". Perché  non viene aperta un’inchiesta e fatte ricerche  per accertare la relazione tra il gesto omicida/suicida commesso dalla persona e lo psicofarmaco assunto? Quanti bambini, mogli o parenti devono ancora morire  prima che le autorità preposte alla tutela della salute dei cittadini facciano qualcosa a riguardo? E’ da diversi anni ormai che nel nostro paese assistiamo a stragi  come quella di cui sopra,   in ognuno di questi casi ci sono due  fattori sempre presenti: la persona era sotto cure psichiatriche ed assumeva psicofarmaci. Perché 20, 15 anni fa queste cose non succedevano, cosa è cambiato? Il tutto diventa  inaccettabile  quando si leggono  i risultati di ricerche,  come quella  recentemente condotta dal gruppo di Irving Kirsch della Hull University assieme a canadesi e statunitensi, che dopo aver  messo a confronto gli effetti di un  gruppo di antidepressivi  (Prozac e affini, cioè oltre alla fluoxtetina, anche  paroxetina, venlafaxtina e nefazodone) con il placebo, hanno evidenziato che sono inefficaci nella cura della depressione, che sono migliori le cure alternative.  E come qualche giornale ha titolato riferendosi al Prozac: “E’ inutile, come una caramella”.  Peccato che gli  gli effetti collaterali  di questi psicofarmaci (allucinazioni, confusione, nausea, pensieri suicidi , ostilità, comportamento violento,  per citarne alcuni di  quelli scritti  sui  bugiardini (foglio allegato ad ogni medicina) influenzano pesantemente il paziente. Si resta sconcertati quando  legittimamente qualche giornalista solleva il  sospetto che dietro tutto ciò ci sia un’operazione di marketing,  vengono pubblicati studi negativi  sugli psicofarmaci in questione a brevetto scaduto,  quando ormai questi farmaci sono diventati generici , a costo più basso e non più fonte di grossi introiti per le case farmaceutiche, mentre contestualmente escono sul mercato nuovi farmaci sotto brevetto. (Corriere della Sera del 27/2/2008). Si resta senza parole quando si leggono i commenti fatti dalle autorità del settore, in merito alla pubblicazione dei  risultati degli  studi sugli psicofarmaci ,  tra questi il Presidente della Società mondiale di psichiatria, Mario Maj, sul Corriere della sera del 27/3/08, che dice : “ Sicuramente il peso dell’industria si fa sentire nella letteratura sui farmaci antidepressivi (…)".  "Non è escluso ma nemmeno dimostrato che in questa fase il “publication bias”, intervenga in senso opposto, cioè, nel senso di favorire la pubblicazione di quei dati che documentano l'inferiorità dei farmaci in scadenza di brevetto rispetto ad altri di più recente introduzione".  E parlando di questa "prassi" che sembra consolidata nel settore, il “publication bias”,  dice che : “E’ quel fenomeno per cui gli studi che portano a risultati positivi sono più frequentemente pubblicati di quelli che hanno esito negativo. Il fenomeno si spiega con la minore motivazione dei ricercatori e degli sponsor a pubblicare i dati negativi". Alla luce di ciò non ci si può non chiedere: è scienza tutto ciò’? Dove è finita  la verità , l’oggettività e l’onestà scientifica? Questa gente si s a rendendo conto di avere a che fare con la sanità mentale e la vita di milioni di persone o pensano veramente che stanno vendendo Caramelle? Perché medici e psichiatri prescrivono psicofarmaci  nonostante sia espressamente indicato (nei bugiardini), che possono indurre la persona al suicidio? Perché non vengono immediatamente tolti dal mercato? Forse questi avvertimenti servono solo per tutelare le case farmaceutiche da eventuali azioni legali?

Professoressa Margherita Pellegrino

18 marzo 2008

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LA SINDONE: "POLAROID DELLA RISURREZIONE"

La croce e la Sindone sono gli oggetti sacri simboli della Settimana Santa. La croce, ricorda la passione e la morte di Cristo; la Sindone, cioè quel Lenzuolo di lino che, secondo la tradizione avvolse il corpo di Cristo morto, richiama la Risurrezione. Sembra, infatti, che la misteriosa immagine rimasta impressa su quel lino, che dal 1578 si conserva a Torino, sia il ricordo che Gesù ha voluto fare al mondo: un’immagine prodotta dall’energia potente che si sprigionò dal suo corpo, mentre vinceva la morte. Per i credenti, la Sindone è la reliquia più preziosa che si possa immaginare; per i non credenti invece è  spesso oggetto di strano e irriducibile odio.  Fino alla fine dell’Ottocento, solo i cristiani si interessavano della Sindone, e solo per venerarla. Poi accadde un fatto straordinario. Nel 1898, cento e dieci anni fa esatti, il cardinale di Torino decise di far fotografare per la prima volta la Sindone. Il compito fu affidato all’avvocato torinese Secondo Pia, che era anche un provetto fotografo. Egli stesso narrò che per poco la preziosa lastra non gli cadde di mano, quando, durante lo sviluppo, vide formarsi sul negativo la figura “positiva” di un uomo. Quel soggetto aveva capovolto tutte le leggi che governano un procedimento fotografico. Si scoprì così che le impronte della Sindone hanno tutti i caratteri di una immagine negativa, e che il negativo fotografico diventa perciò  un’immagine positiva. Una caratteristica unica e che resta tuttora inspiegabile. Cominciarono a interessarsi della Sindone gli scienziati. Altri fotografi ripeterono l’esperimento che venne investigato in tutte le sue possibili interpretazioni. L’interesse cresceva. Gli storici scoprirono un’infinità di documenti che permisero di ricostruire gli spostamenti di quella reliquia da Gerusalemme all’Europa dove, in Francia, venne per la prima volta esposta al pubblico tra il 1373 e il 1375. Gli scienziati, avvalendosi di strumenti di ricerca sempre più  sofisticati, dimostrarono che l’immagine visibile in quel lino non è una pittura, non è un disegno, non è neppure un’immagine ottenuta con l’impressione a fuoco. Su quella tela non ci sono assolutamente tracce di pigmenti coloranti. Invece, sono state trovate tracce di sangue umano, del tipo AB. L’elaborazione al computer, inoltre, ha mostrato che quell’immagine ha proprietà tridimensionali, che non appartengono né ai dipinti né alle normali fotografie. Negli Anni Settanta, destò grandissimo interesse lo studio sui pollini conservati nella Sindone. I granuli di polline sono estremamente resistenti e si conservano per millenni pressoché inalterati. Possono quindi essere ritrovati su svariati materiali archeologici e, una volta identificati, possono dare indicazioni precise riguardo alle regioni della terra dove i reperti sono stati trovati. Applicate alla Sindone, le analisi dei pollini avrebbero potuto stabilire se il Sacro Lenzuolo di Torino è lo stesso di cui parlano i Vangeli, e che fu a Gerusalemme, a Edessa, a Costantinopoli eccetera. Le ricerche furono condotte dal botanico e criminologo svizzero Max Frei, poi dal professor Luigi Baima Bollone, docente di medicina legale, e anche da un équipe di scienziati americani. Esse hanno confermato tutti gli spostamenti e i viaggi fatti dalla Sindone nel corso dei secoli di cui si ha notizia attraverso i documenti storici. Sul lenzuolo infatti, vennero trovati 25 tipi di polline di piante che crescono solo nella zona di Gerusalemme; 11 tipi di polline di piante tipiche della zona del Mar Morto; 18 tipi di polline di piante dell’Anatolia, dove si trovava Edessa; 14 specie di pollini di piante sul Mar Nero, dove si trovava Costantinopoli. E poi pollini della Francia centrale, dell’antica Savoia e del Piemonte. A questo punto mancava solo la prova che, negli Anni Ottanta, veniva ritenuta la ricerca scientifica dal risultato infallibile per la datazione di un reperto archeologico: l’esame al Carbonio 14. Con quell’esame si poteva definitivamente dimostrare che la Sindone risaliva ai tempi di Cristo, e che era quindi autentica. La ricerca venne organizzata nel 1988 ed eseguita contemporaneamente in tre Laboratori  di grande prestigio internazionale: quello di Oxford in Inghilterra, quello di Tucson Negli Stati Uniti, e quello di Zurigo in Svizzera. I risultati vennero resi noti nell’ottobre del 1988, nel corso di una conferenza stampa, alla presenza del Cardinale di Torino. Il responso del test stabiliva che la Sindone risaliva a un’epoca compresa tra il 1260 e il 1390: era quindi un falso. Fu un responso clamoroso, che sconvolse milioni di fedeli, portando confusione tra i credenti e facendo gridare vittoria agli scettici. Indescrivibile dolore per i credenti. Giubilo esasperato per i non credenti, che da allora hanno martellato tutte le fonti informative con quel risultato. Ma le ricerche scientifiche continuarono e qualche anno dopo, la validità del test del carbonio cominciò a vacillare. Uno scienziato russo, Dimitri Kutznetov, dimostrò che un telo sottoposto a un grande calore, si arricchisce di carbonio, risultando più giovane di quello che effettivamente è. La Sindone, nel 1532, mentre si trovava Chambéry, nell’Alta Savoia, era stata vittima di un incendio gravissimo, e certamente il calore delle fiamme aveva alterato i valori del carbonio in essa contenuto. Questo dimostrava che il responso del test del carbonio 14 non era attendibile. Altre ricerche fatte in vari Paesi con l’aiuto di nuove conoscenze scientifiche e nuovi macchinari, hanno confermato i sospetti del professor Kutznetov. Finora però  gli scienziati dei tre laboratori che avevano eseguito l’esame al carbonio 14 nel 1988, si erano sempre rifiutati di prenderle in considerazione queste nuove ricerche. Invece pare che, ora, le cose stiano veramente cambiando. Il professor inglese Christopher Bronk Ramsey, scienziato di grande valore, che al tempo dell’esame al Carbonio 14 del 1988 era il più giovane ricercatore partecipante a quell’operazione, ora è direttore  dell'Oxford Radio Carbon Accelerator di Londra,  ed ha accettato di “rivedere” quegli esami. Non si sa in che modo e con quali risultati. Lo rivelerà lui stesso sabato prossimo 22 marzo, nel corso di un documentario sulla Sindone  che sarà trasmesso dalla BBC di Londra. Autore del documentario e artefice del coinvolgimento del professor Ramsey, è stato  David Rolfe, grande domentarista inglese, pluripremiato, che già nel 1978, trent’anni fa, aveva realizzato uno straordinario documentario sulla Sindone dal titolo  “Testimone silenzioso”. Allora, David Rolfe era molto giovane. Sembra che l’impatto con quel Lino misterioso  abbia lasciato un profondo segno nella sua vita. E quando, nel 1988, apprese che la scienza datava la Sindone al tardo medioevo, rimase molto sconcertato. Ma le emozioni provate e le convinzioni maturate non lo abbandonarono. Continuò a ricercare. Voleva conoscere tutta la verità possibile. Cominciò a lavorare a un nuovo documentario. Anni di riflessioni, di ricerche, di studi per questo suo nuovo lavoro che si intitola   La Sindone, le prove materiali”. Ed è stato lui a convincere  Il professor Ramsey a riprendere in mano la questione dell’esame al carbonio 14 del 1988. Con Rolfe ha lavorato anche un giovane documentarista italiano, Alessandro Pavone, 29 anni, così bravo da essere stato scelto per questo straordinario impresa del grande Rolfe. Ma anche Pavone, generoso di informazioni su come stato girato questo nuovo documentario, ha la bocca cucita per quanto rigua